1. FALL CITY (ELEGIA) feat. Roberto Pedicini

Su un sofisticato tappeto elettronico che procede in crescendo e richiama le notti nei club di Mykonos o di Oslo, la voce senza uguali di Roberto Pedicini interpreta, generando immagini, una vera e propria mitografia, un’esperienza di trasfigurazione, un’epopea sentimentale, un sogno o un’allucinazione in forma di elegia. È un lungo brano in cui la sequenza delle parole crea continuamente dei colpi di scena, annodati da una trama sonora trascinante. La “Fall City” del titolo è la cittadella che ha ospitato le riprese di Twin Peaks. Sta a indicare che qui si tratta di un’allucinazione “reale”. Ed è anche un esplicito omaggio a Lynch e al suo metodo (s)compositivo.

 

2. AFRICA (LA ROSA NERA)

La tragedia delle migrazioni, delle violenze, delle diffidenze, dei muri. Le fibrillazioni di un “mondo piccolo che trema e degenera” nell’urto con l’altro, per l’incapacità di riconoscergli la nostra stessa natura e il nostro uguale valore. Una maledizione che si consuma non solo verso il “diverso”, il barbaro che sta fuori e preme ai confini, ma anche tra le nostre mura quando chiunque diventa nemico o rivale solo per l’incapacità di uscire da noi stessi. E, allora: chi è mai la “rosa nera”?

 

3. SAMAEL

Samael è il compagno segreto di Lilith, l’arcidiavolo, il giustiziere, il primo degli angeli caduti, la figura più enigmatica dell’angelologia, cancellata in tutte le narrazioni. Samael non è la negazione, l’opposizione perpetua, il rovescio, il diabolon come Lucifero. È ancora oltre: è l’assoluta (in)differenza, è la sottrazione totale. È la rinuncia a questa nostra insopportabile forma di vita. Qui rivela la sua natura irriducibile agli ordini del mondo e dell’oltremondo. E, forse proprio per questo, diventa la figura più solidale verso il nostro umano destino.

 

4. NOOP

Noop, nel linguaggio dei computer significa “no operation”. Indica, più o meno, una specie di ritardo convenzionale per eliminare conflitti o incongruenze del software. È un’efficace metafora per invocare lo sguardo e l’attenzione in una conversazione qualsiasi, prima di cedere del tutto al Giudizio o al pregiudizio, ai “telefoni” o ai “semafori” che governano le nostre vite.

 

5. HE’S LOST

La bellezza e la tragedia dell’utopia, del perdersi, del non esserci in questo mondo per volerne un altro. Il passaggio del testimone tra padri e figli perché il domani sia migliore e più giusto. (Perché, senza questo passaggio, l’utopia non potrà mai avverarsi.) Uno sporgersi verso il futuro, in bilico tra il dolore paralizzante della mancanza e la potenza generatrice del ricordo.

 

6. LE METAMORFOSI

Senza la “cura” dell’altro anche la più cangiante esistenza sbiadisce. Nessuna azione ha valore e si resta in balia delle “metamorfosi”, sempre in colpa o dannati. Questa condizione tragica viene qui anche espressa con la vera voce di Carmelo Bene, ripresa dalla sua toccante interpretazione del Manfred di Byron.

 

7. OCCIDENTE

Un catalogo degli orrori dell’Occidente declinati al singolare, nelle vite segrete delle persone. Forse è questo il più letale “declino”. Nel “mondo così com’è” il sole sta tramontando per sempre ed è anche andato in frantumi l’incanto delle notti: “sono finite le notti” in Occidente, e non c’è più futuro per le nuove generazioni.

 

8. BLOOD STORY

“Blood Story” è una storia di vampiri nel degrado del mondo. Ma è anche il racconto di un amore assoluto, oltre il tempo e oltre la vita; l’amore che solo gli innocenti possono nutrire, pur nell’orrore di un sacrificio e di un destino feroce. Ispirato ai film che Tomas Alfredson e Matt Reeves hanno tratto dal romanzo di John Ajvide Lindqvist.

 

9. ZELIG

Il sogno paradisiaco di essere qualsiasi cosa tranne un vivente, con qualche spinosa virata verso l’umano. Tra i tappeti volanti e le nuvole pazze di un’irresistibile ballata alla maniera irlandese.

 

10. PASSI

Un momento di stupore, velocissimo e sospeso come un passo. Espresso con la levità di una canzone semplice semplice.

 

11. FALL CITY (Bonus track). Talking of Roberto Pedicini

Un dono e un esperimento, giusto per assaporare quanta musica e quanta immagine possa esserci nella nuda e cruda phoné, ma a un’unica condizione: che la voce sia quella di Roberto Pedicini.

2018 © Rodolfo Montuoro | mail@rodolfomontuoro.it